Quando l’ormai ex-don Alberto Ravagnani ha annunciato le sue dimissioni dal sacerdozio, come tanti, siamo rimasti molto colpiti dalle sue motivazioni. Non vogliamo commentare né giudicare, ma ce n’è una in particolare che ci ha fatto pensare: quella riguardante l’affettività vissuta nel sacerdozio, che comprende naturalmente il rapporto con le donne e il celibato.
Al di là di ciò che lui ha detto e di come lo ha detto, il tema è scottante ed attualissimo.
Amici sacerdoti, soprattutto quelli che lo sono diventati 30-40 anni fa, ma non solo, ci hanno confidato che in seminario (e anche dopo chiaramente!) hanno sofferto tanto su questo aspetto. Gli aneddoti al riguardo sono numerosi: il divieto di guardarsi intorno mentre si camminava per strada per evitare di incrociare lo sguardo di una donna o di scorgerne le forme; la regola di mettersi il pigiama sotto le coperte e di dormire con le mani fuori da esse per evitare… immaginate cosa; tempi cronometrati per farsi la doccia al medesimo scopo.
Una formazione di questo tipo inevitabilmente ferisce e frammenta la persona perché ne mortifica e nega una dimensione: il corpo, e quindi la dimensione della sessualità e dell’affettività che attraverso esso si esprimono.
Conosciamo meno gli aspetti femminili, ma anche qui abbiamo raccolto alcuni aneddoti inquietanti. Un’amica religiosa, ad esempio, raccontava che le veniva raccomandato di fare la doccia con gli occhi chiusi e sempre con l’ansia da cronometro di cui sopra. Immaginiamo quindi che anche la formazione religiosa femminile alle volte si sia un po’ dimenticata della dimensione corporea dando priorità allo spirito (o meglio all’incorporeo).
Ma questo stile non può che nuocere alla persona, che è definita proprio dall’essere «Corpore et anima unus», ovvero un’unità inscindibile di corpo e anima.
A essere onesti quindi, Alberto Ravagnani ha reso ancora più palese un’emergenza di cui la madre Chiesa è già al corrente.
Come affrontare questa questione? Quali luci offrire?
Giovanni Paolo II ha donato profeticamente alla chiesa la teologia del corpo, ancora troppo sconosciuta e fraintesa, e noi (e non solo noi) siamo convinti che possa illuminare in modo davvero prezioso anche questa sfida.
Per questo motivo a san Marino, il 6 e 7 giugno al THE BODY WEEKEND abbiamo invitato P. Jaime Rodriguez L.C. e sua sorella Marta Rodriguez, consacrata a Dio nel Regnum Christi. Entrambi hanno vissuto con sofferenza i tempi bui dello scandalo che ha travolto il fondatore dei Legionari di Cristo e, in questa prova, hanno trovato nella Teologia del Corpo una chiave di senso per riconciliarsi con la dimensione affettiva del corpo ed illuminare il tema della complementarietà tra maschile e femminile anche nella vita consacrata.
Ascolteremo le loro testimonianze e dialogheremo insieme a loro di affettività e reciprocità tra maschile e femminile nella vita consacrata e non solo… Ne parleremo anche più in generale e in particolare per chi non vive la dimensione del matrimonio, come i single. Ciò ovviamente non potrà anche non interpellare gli sposi e i fidanzati presenti, dal momento che spesso la relazione di coppia finisce per dimenticare la chiamata a maturare insieme per rendersi vicendevolmente sempre più uomo e donna.
Se non conosci la Teologia del Corpo, vieni a scoprirla, se la conosci, vieni ad approfondirla e a condividerla!
Ti aspettiamo al THE BODY WEEKEND in un clima accogliente e conviviale, dove ci sarà spazio anche per la musica, la condivisione e l’adorazione eucaristica.
Scopri l’intero programma qui: https://canva.link/programma-TBW26
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