10 cose che ho imparato nei primi 10 anni di matrimonio

Il 15 giugno abbiamo fatto una bellissima festa per festeggiare i nostri primi 10 anni di matrimonio e abbiamo cercato di tirare un po’ le somme per ricordarci ciò che è importante per i prossimi 10 anni! Di seguito il mio il punto di vista.

1) Non posso cambiare mio marito, ma lui è cambiato lo stesso!

I primi anni di matrimonio, accanto all’entusiasmo per le cose nuove (che bello! vado a fare una lavatrice con la nostra nuova lavatrice nella nostra nuova casa!) e per la vita quotidiana insieme, ci siamo presto accorti che la diversità di idee, aspettative, modi di fare e di pensare, di agire e di reagire (tutto insomma!) ci portavano a stare molto scomodi insieme, a farci soffrire per apparenti banalità. Ovviamente il problema non era tanto scegliere un tipo di mensola piuttosto che un’altro, quanto invece (questo lo abbiamo capito dopo) non sentirci ascoltati e accolti dall’altro. Quanto avrei voluto, in quei momenti, che Tommy fosse diverso, e lui altrettanto evidentemente!

La cosa è bella è che piano piano piano (vedi punto 9) ci siamo ritrovati cambiati, più capaci di stare in relazione tra noi, più attenti all’altro, più disponibili all’ascolto e al dialogo senza fucile già puntato preventivamente contro l’altro.

Non si tratta di magia, ma di disponibilità a mettersi in discussione, in cammino, e tanto lavoro su di sé, spirituale e umano.

Ah, per non destare fraintendimenti: ciò non significa che siamo diventati uguali! Anzi, sempre più differenti, ma quelle differenze non erano più un problema, anzi una risorsa e una pienezza per la nostra coppia.

2) La sessualità ha bisogno di tempo

Questo è un tema molto ampio, che tratteremo sicuramente in modo più approfondito nei suoi tanti aspetti in altri articoli. Qui basti dire che, visto che la nostra vita sessuale è iniziata con la nostra vita matrimoniale, abbiamo dovuto conoscerci anche sotto questo punto di vista. E come la nostra relazione si è approfondita man mano in questi 10 anni, di pari passo così è stato anche per la nostra intimità fisica. Sembra scontato, ma sappiamo che per tante coppie la sessualità è un problema, e purtroppo se ne parla ancora molto poco. Un piccolo segreto, scontato se volete ma neanche tanto, è questo: l’intimità fisica cresce in funzione dell’intimità della relazione.

3) Dai bisogni inconsapevoli alle scelte consapevoli

Quanto mi ha fatto soffrire vedere che quella che pensavo fosse una scelta d’amore, recava in sé, oltre a questo, tanti miei bisogni (parlo dal mio punto di vista, ma ciò riguarda entrambi in modo  più o meno importante) di cui, a 22 anni, età in cui mi sono sposata, non ero minimamente consapevole. Vedere quello che c’era dietro alla facciata di “coppia modello”, è stato piuttosto doloroso, intuire che amare è una cosa diversa da quello che credevo, altrettanto doloroso.

Credo che alla maggior parte delle coppie possa succedere questo, in modo più o meno traumatico e più o meno “patologico”. Dopo questo “shock” iniziale, è stato fondamentale fare memoria della storia di Dio con noi, come singoli e come coppia. Lui non poteva essersi sbagliato. Così su una nuova fiducia, è stato importante ri-scegliere, questa volta in modo davvero consapevole, il nostro matrimonio, ma soprattutto fidarci di Dio che era in mezzo a noi e ci teneva per mano.

4) La fecondità è aderire al progetto di Dio per la nostra coppia

Fecondità. Parola tanto odiata e tanto amata. Non avendo figli, i primi anni di matrimonio, ma già al corso prematrimoniale, la parola fecondità faceva “rima” con “piano B se le cose non funzionano bene”. Quanto odiavo questo concetto: c’è la fertilità, poi per chi non ha figli c’è la fecondità. Mi faceva proprio arrabbiare. Anche questo è un argomento di vita vissuta molto importante, profondo, ampio, difficile. Troppa roba per condensarla in poche righe. Quello che voglio dire per ora, qui, è questo: ogni coppia è chiamata ad essere feconda, se no, anche se ha 2,3,4,5 figli, rimane in un certo senso “sterile”. La fecondità è aderire al progetto di Dio per la nostra coppia. Fecondità è lasciare lo spazio a Dio di agire, assecondare lo Spirito Santo, essere come le pale eoliche che si lasciano attraversare del vento dello Spirito e producono “energia”, cioè vita, cioè quello che Dio vuole generare con noi (ringrazio mio papà che mi ha regalato questa immagine). Chiara Corbella ed Enrico Petrillo lo testimoniano: quanta vita, quanti figli partoriti alla fede e tanto altro, attraverso la loro storia vissuta con Dio.

5) Ci sono momenti molto difficili in cui butteresti tutto all’aria.. non farlo perché, semplicemente, ne seguiranno di molto belli, anche se ti sembra impossibile

Questo è più un mantra di speranza da ricordarsi, portare al cuore e alla mente, per i momenti più difficili. Il Signore fa nuove tutte le cose, chiedi a Lui, arrabbiati, disperati, supplicaLo: non vede l’ora di poterti liberare dalle tue prigioni e dai tuoi sepolcri.

6) Alcune cose è meglio non farle insieme, altre, o insieme o niente.

Su questo punto ci si intende presto con degli esempi. Cucinare ad esempio, è un ambito nel quale io e mio marito agiamo in modo molto diverso per cui insieme è un po’ difficile. Per cui o cucino io e lui non si intromette, o viceversa. Ma questo significa anche che è bene conservare un proprio spazio, fare delle esperienze anche da soli, coltivare la propria differenza per arricchirsi e arricchire l’altro.

Ci sono altre cose poi, che abbiamo imparato che è meglio fare insieme, per il bene della coppia ma anche degli altri. Ad esempio: vi chiedono un servizio in parrocchia? Farlo come singolo o farlo come coppia è tutta un’altra cosa. Se lo fate come coppia, mettete in gioco anche la vostra relazione, il vostro sacramento, e ciò arricchisce enormemente di più il vostro contributo e la vostra “missione”.  Ed è pure una cura preventiva da protagonismi personali, dall’impegno più fuori casa che dentro casa, dall’essere coinvolti in dinamiche sterili e non equilibrate anche rispetto alla propria coppia e famiglia.

7) Meglio non fare troppi progetti ma godere di ciò che la vita ci offre

Anche questo è un mantra da ricordare. La vita che ti viene data da vivere è ora. Troppo tardi quando sarai in pensione, troppo tardi forse anche l’anno prossimo. Ci sono delle possibilità, opportunità, che la vita ti offre ora. Coglierle al volo e goderne è accogliere i doni che Dio vuole farci oggi. Per questo non bisogna programmare troppo: se si è troppo impegnati nel seguire il proprio programma si rischia di non cogliere ciò che di bello e alternativo ci viene messo davanti.

8) Le relazioni, alcune in particolare, sono il bene più prezioso

Non sono quella che socializza facilmente. Mio marito va molto meglio sotto questo punto di vista. Una delle cose più importanti che abbiamo capito in questi 10 anni è che Dio si è manifestato tante volte attraverso le persone che ci ha messo a fianco. Le relazioni in cui si può parlare di sé, delle proprie fatiche e ferite, in cui ci si sostiene a vicenda, si condivide e si cresce nella comunione sono un grande dono di Dio, più prezioso dell’oro, perché non si possono comprare ma sono solo un dono.

9) Non bisogna avere fretta, lo Spirito è maestro delle lente maturazioni

Tante volte ci siamo chiesti cosa Dio desideri da noi e cosa noi con Lui. La risposta non l’abbiamo ancora, però non possiamo non vedere quanto la nostra vita sia cambiata in questi 10 anni. Per chi non ci conosce bene, tutto sembra rimasto uguale: stesso paese, stessa casa, stesso lavoro (almeno uno dei due), nessun figlio ecc… quante cose invece noi e chi ci conosce bene sa che sono cambiate! Dentro di noi, nella nostra relazione, nel nostro rapporto con Dio, nelle nostre amicizie, in quello che facciamo, anche se non sbandierato da nessuna parte. Nella fede non ci sono soluzioni e risposte pronte, bisogna solo mettersi in cammino, in ascolto, e in gioco, e piano piano, piano piano, piano piano, lo Spirito crea e ti fa maturare, e il seme germoglia.

10) Più ti muovi, più ti arricchisci

In questi 10 anni le nostre automobili hanno percorso tantissimi km. Incontri, esperienze, amici da vedere, testimonianze da fare, relazioni, colloqui, esercizi spirituali, seminari, cene. I nostri familiari sanno bene che siamo sempre in giro e si sono rassegnati sia a badare alla nostra gatta mentre siamo via, sia al fatto che spesso manchiamo ai tradizionali pranzi della domenica e affini. È vero, spesso anche io mi sono lamentata di questo essere spesso in macchina, o in treno o anche aereo, ma la verità è che ogni tragitto è stato sempre ricompensato. Quanto ringrazio il Signore di non avermi lasciato nelle mie comodità e nei miei cliché, del sabato a fare la spesa e della domenica a pranzo o dai miei o dai suoceri, con un’alternanza rigorosa.

Lo ringrazio perché ha allargato i nostri orizzonti, ci ha regalato amicizie bellissime, ci ha fatto sentire la sua presenza in mille modi, ci sta guarendo e salvando piano piano.

Questo non significa che debba essere così per tutti, però è vero che più allarghi i tuoi orizzonti, più il tuo mondo diventa ricco.

Ora siamo curiosi di scoprire e vivere ciò che ci riserveranno i prossimi 10 anni.

Una domanda, molte risposte: ma che cos’è la teologia del corpo?

“Ma che cos’è la teologia del corpo?” Questa domanda ci è stata posta un sacco di volte, e in molte occasioni ci ha costretto a re-interrogarci per non dare una risposta banale…

Un amico sacerdote una volta l’ha definita come “le catechesi di Giovanni Paolo II sul matrimonio”.

Certamente non è sbagliato, tant’è vero che essa costituisce il fondamento su cui si sono poggiati tutti i successivi documenti magisteriali sul sacramento del matrimonio da Familiaris Consotio ad Amoris Laetitia, ma sicuramente questa definizione non dice tutto. Credo che questa domanda necessiti di diversi livelli di risposta.

Penso sia un po’ come guardare ad una casa e chiedersi: “che cos’è questo edificio?”

Se lo chiedi a un passante ti dirà sinteticamente che si tratta di una abitazione, ovvero quattro mura e un tetto, due piani, alcune finestre e un giardino… Se poi è particolarmente sensibile al tema, forse inserirà anche qualche apprezzamento sulle finiture, ma certamente non andrà troppo oltre.

Se invece lo chiedi all’architetto che l’ha disegnata scoprirai dettagli inediti: ti racconterà delle idee e dei modelli che ha preso in considerazione, delle difficoltà realizzative che ha dovuto superare, delle soluzioni avveniristiche che il suo estro ha pensato. Potrai sicuramente cogliere la passione e l’orgoglio nascosti oltre le quattro mura in mattoni.

Infine se poni la stessa domanda a coloro che quella casa la abitano, vedrai emergere nuovi inaspettati risvolti. Ti racconteranno di come in quella casa hanno con fatica imparato ad amarsi, di come ogni stanza nasconda ricordi speciali, ti diranno delle serate di fronte al fuoco, delle notti insonni, delle litigate in cucina, delle pareti contro cui hanno pianto, dei volti delle persone che si sono sedute alla loro tavola.

Un’unica cosa eppure tre cose diverse.  Una cosa che ne racchiude altre… Così, per certi versi, è anche la teologia del corpo.

Anche per gli insegnamenti di San Giovanni Paolo II possiamo riconoscere questi tre livelli adottando rispettivamente questi tre sguardi.

Per uno sguardo passeggero la teologia del corpo non è che una raccolta di circa 130 catechesi sull’amore umano che papa Giovanni Paolo II ha consegnato al mondo attraverso le udienze generali del mercoledì dal settembre del 1979 al novembre del 1984.

Se ci spostassimo per un istante dal punto di vista dell’autore, scopriremmo il profondo e sorprendente percorso che ha portato il grande papa polacco a partorire le sue riflessioni. Un percorso che germoglia fin dagli inizi del suo sacerdozio accanto ai giovani e alle famiglie nell’ambiente di Cracovia e passa per le macerie della rivoluzione sessuale, le violente reazioni ad Humanae Vitae e le tante sofferenze dell’uomo moderno che ha smarrito il senso della differenza sessuale.

Scopriremmo una trama inedita del suo lavoro composto in preghiera di fronte all’Eucarestia e che trova il suo cardine nella ferma certezza che “Cristo rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione”.  Intuiremmo forse la sfida racchiusa nel tradurre le sue dense riflessioni in brevi catechesi di venti minuti e rimarremmo attoniti di fronte al mistero dell’attentato del 13 maggio 1981 proprio nel mezzo delle suo progetto catechetico.

Questo e tanto altro potrebbe emergere guardando alla teologia del corpo dal punto di vista del suo autore, ma per andare ancora più a fondo occorre anche che la incontriamo insieme a chi la ‘abita’…  

Noi non siamo certamente gli unici, né i migliori, ma riconosciamo che l’esperienza che da alcuni anni facciamo insieme ad alcuni amici dell’equipe di approfondire e condividere le ricchezze di questi insegnamenti ha davvero fecondato la nostra vita.

Scorgere una risonanza profonda di queste riflessioni di Giovanni Paolo II nella propria esperienza di vita, nel proprio matrimonio, nel proprio sguardo sull’altro sesso…  Che bello poter decifrare il grido del proprio cuore assetato di pienezza e riconoscere che Cristo da sempre ascolta quel grido e desidera saziarlo. Che liberazione scoprire e riscoprire il senso del proprio essere corpo e della propria tensione erotica, osservando questo mistero dal principio fino alla sua prospettiva ultima e definitiva. Che meraviglia iniziare ad intuire la grandezza della chiamata al dono di sé, del senso del matrimonio, dell’unione sessuale, della castità, del celibato …

Sono cose che non si prestano a brevi sintesi, ma possono rivelare qualcosa di che cos’è la teologia del corpo: un messaggio di redenzione, una buona notizia per la nostra vita, una straordinaria sintesi evangelica offerta a me e a te.

L’invito che facciamo a tutti noi quindi è quello di entrare sempre di più in questa prospettiva, di ‘abitare’ la teologia del corpo affinché possa essere lei a farsi conoscere dall’interno e non noi a volerla comprendere da osservatori esterni.

 

Do you know teologia del corpo?

Chi di voi ha sentito parlare di teologia del corpo?

Per qualcuno forse è un argomento noto, qualcun altro può averne sentito parlare, ma non aver mai approfondito il tema, infine alcuni si chiederanno, come ha fatto mio nonno: “teologia e corpo? Non sono due concetti molto distanti tra loro? Come fanno a stare insieme?”

È vero, mio nonno ha passato gli 80 anni da un po’, per cui è ancora influenzato dalla mentalità che in molti ambienti ecclesiali è stata portata avanti fino a pochi decenni fa: Dio da una parte, e corpo e sessualità da un’altra, e che possibilmente non si incontrino.

Ma oggi qual è l’approccio dei cristiani riguardo questi temi? Nel corso delle nostre esperienze ecclesiali gli approcci che abbiamo incontrato oscillavano sempre tra due atteggiamenti di fondo. E sebbene anche noi per certi versi ci siamo lasciati influenzare, nessuno di essi ci ha mai convinto fino in fondo.

Il primo estremo lo chiamiamo moralismo e si presenta normalmente con espressioni del tipo: “La Chiesa non approva i metodi contraccettivi”, ”La Chiesa non ammette rapporti prematrimoniali”, ”La Chiesa è contraria alle unioni omosessuali”. Frasi così, un po’ secche, di solito corredate da spiegazioni di tipo razionale, volte a convincere l’interlocutore di turno che quello è l’unico modo per essere ‘dentro’, l’unico modo per essere buoni cristiani, brutti e cattivi quelli che non vivono così… tutto ciò porta normalmente ad un senso di superiorità per chi si sente dentro al recinto dei bravi, di quelli che si sacrificano per rispettare le regole anche senza capirle fino in fondo, e si fidano della Chiesa come di un’autorità un po’ impersonale ed intransigente. Per quelli che restano fuori dal recinto invece, si alternano sensazioni che vanno dal sentirsi  giudicati, al ritenersi più furbi e liberi. Per gli uni e per gli altri poi, purtroppo spesso si instilla dentro uno strisciante senso di colpa che adombra la sessualità con il suo pesante alone. C’è poi anche chi intuisce che, tra tutte queste sentenze, pur essendoci del buono, manca qualcosa di davvero affascinante.

All’estremo opposto c’è il secondo atteggiamento che possiamo chiamare lassismo ed è riassumibile con l’espressione “Fate quello che vi sentite, la sessualità e il corpo non sono argomenti davvero importanti per la fede”, che a volte prende la forma di un imbarazzante silenzio di chi non sa che pesci pigliare, e quindi il punto di arrivo è lo stesso: ognuno in questo campo si arrangi.

Scoprire gli insegnamenti di Giovanni Paolo II sull’amore umano (corpo e sesso compresi) è stato per noi e per tante altre persone, incontrare finalmente una risposta autorevole senza essere autoritaria, una risposta che ci ha chiarito la morale senza essere moralista, una visione davvero completa che abbraccia tutte le dimensioni della persona e del suo essere parte della Chiesa e che lascia allo stesso tempo la libertà di un cammino che è necessariamente personale.

Lo scopo di questo blog è diffondere questo grande insegnamento attraverso contenuti semplici e immediati, mediante articoli a volte più formativi, a volte più personali o di testimonianza, e vuole essere anche un luogo virtuale in cui far rete e condivisione.

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